Matera merita rispetto: l’anno nero del calcio materano

Matera merita rispetto. Uno slogan attuale come non mai, visto il momento che si sta vivendo in casa biancoazzurra. Calciatori in sciopero da due settimane, beretti in campo, sconfitte roboanti contro Reggina e Rieti, muro contro muro tra presidente e giocatori, nuovo direttore generale dal curriculum alquanto discutibile prima confermato poi smentito, altre penalizzazioni in arrivo e debiti, tanti debiti da saldare.
La situazione è critica, difficile trovare una via d’uscita, siamo come un malato terminale a cui non si vuol staccare la spina. Cosa ci aspetta adesso? Continuiamo con queste figuracce? Il presidente Lamberti ha veramente un piano di emergenza in grado di salvare il salvabile? Vale la pena mantenere una società, e quindi una matricola, così tanto indebitata?
Sono queste le domande che i tifosi si pongono. Ai posteri è lasciata l’ardua sentenza.
Nel frattempo, visto che i tifosi biancoazzurri hanno passato un pessimo 2018, vogliamo riavvolgere rapidamente il nastro e citare uno ad uno i protagonisti di quest’anno scellerato. Nomi e cognomi (tra cui molti responsabili, non tutti sia chiaro) devono rimanere ben impressi nel libro del calcio materano (e non solo), seppur citati in una pagina nera di storia. Ci limiteremo ad elencare i fatti per quanto detto nelle varie conferenze stampa, sui social, nei bar o sugli spalti di un XXI Settembre “Franco Salerno” lasciato così desolatamente vuoto come nell’ultimo match casalingo contro la Reggina (giocato dalla formazione beretti).

L’incubo comincia a materializzarsi nel mese di gennaio 2017. La squadra allenata da Auteri è prima in classifica ma nella seconda parte di campionato perde una partita dopo l’altra. Il gruppo si disunisce ed il feeling con i tifosi viene meno, con esso la fiducia nella società. Sono i primi sentori che qualcosa inizia a scricchiolare. Nella stagione successiva il patron Saverio Columella sembra rilanciare il progetto confermando Auteri alla guida (nonostante la volontà di quest’ultimo di andar via in estate); il cammino dei biancoazzurri si fa subito estremamente difficile per via dei numerosi punti di penalizzazione che, mese dopo mese, rischiano di pregiudicare la classifica. Al termine della stagione 2017/2018 saranno ben 22 i punti di penalizzazione (ridotti a 13 in estate), la squadra riesce comunque a salvarsi direttamente (pur dovendo rinunciare ai playoff).

Inizia quindi una estate 2018 bollente per i sostenitori del bue. L’imprenditore altamurano, vista la pesante crisi dell’azienda di famiglia Tradeco (successivamente fallita), decide di tirare i remi in barca e dichiara di essere disposto a vendere la società oppure cercare altri imprenditori pronti ad affiancarlo. Viene quindi incaricato l’avvocato Ripoli di fungere da intermediario tra il patron ed eventuali soggetti interessati. A giugno Columella provvede ad iscrivere la squadra al nuovo campionato di serie C ed avvia la campagna abbonamenti.
Per la richiesta di iscrizione viene utilizzata una fideiussione rilasciata dalla Finworld, società cancellata dall’albo degli intermediari finanziari; l’iscrizione del Matera viene in prima istanza rigettata dalla Federazione, la quale concede comunque del tempo per regolarizzare la posizione e presentare una nuova fideiussione. La società sembra comunque far gola a diverse cordate che manifestano (più o meno concretamente) interesse; nessuno però vuole affiancare Columella. 

Il vero grosso ostacolo nelle trattative è rappresentato dalla mancanza di un bilancio ufficiale della società. Ripoli si fa comunque garante e dichiara che, dalle carte in suo possesso, il bilancio è sostanzialmente in equilibrio tra debiti (ad oggi attestati tra i 2,5 ed i 3 milioni di euro) e crediti (tra questi centinaia di migliaia di euro maturati per il minutaggio degli under e bloccati dalla Federazione). La svolta avviene (per modo di dire) il 18 luglio, quando la società ufficializza il passaggio del 100% delle quote ad un gruppo di imprenditori avellinesi di recente usciti di scena con l’esclusione dal campionato di serie B dell’Avellino Calcio (per la grana Finworld), capitanati dal giornalista Lamberti. Vengono presentate le nuove figure societarie, salvo poi annullare il passaggio dopo pochi giorni; Columella riprende quindi le trattative con le altre cordate, mentre le scadenze si susseguono. L’appuntamento con la vendita è rimandato di qualche giorno, quando l’imprenditore altamurano, precedendo una scadenza imposta dalla Federazione, vende il Matera Calcio alla coppia materana formata dall’imprenditore Nico Andrisani e dall’avvocato Ripoli.  Ciascuno diventa proprietario del 49% delle quote, tuttavia il solo Andrisani si fa carico della gestione economica del giocattolo (come fin da subito confermato dallo stesso Ripoli).

Il nuovo presidente denuncia subito degli ammanchi nelle casse della società: denaro derivato dalla vendita di alcuni giocatori, dalla campagna abbonamenti dei mesi di giugno e luglio (circa 90 tessere sottoscritte) e parte dei crediti maturati in Federazione (a quanto pare trasferiti sui conti di alcune società riconducibili al fratello di Saverio Columella, Michele, come affermato da Andrisani). Sempre Andrisani, insieme alle altre società di serie B e C “vittime” del caso Finworld, da il via ad una battaglia legale contro la Federazione che andrà avanti nei mesi successivi. Alcune divergenze che iniziano nelle prime settimane della nuova avventura provocano un progressivo defilarsi dell’avvocato Ripoli che lentamente scompare dalla scena. Vengono presentate diverse figure societarie tra cui il direttore sportivo Volume, quest’ultimo diventato socio di minoranza con il 2% delle quote. Il ds tarantino è a capo di un gruppo di giocatori già in ritiro e pronti ad allenarsi (alle porte ci sono i primi impegni ufficiali, tra cui la partita di Coppa Italia contro il Potenza, 8 agosto). I calciatori, a cui vengono offerti contratti sostanziosi, ed in alcuni casi biennali e triennali (firmati nell’ultimo giorno della gestione Columella, come affermato da Andrisani), provengono in blocco da squadre dilettantistiche campane e da Taranto.

La tifoseria decide comunque di dare fiducia al gruppo dei materani e sottoscrive ben 1.500 abbonamenti. Il derby di coppa (terminato 1-1) ed il primo successo in campionato (2-0 sul Rieti) mascherano i limiti tecnici della squadra del neo-allenatore Imbimbo, mentre Andrisani si fa carico dei primi pagamenti (lo stesso imprenditore dichiara più volte di non poter reggere il peso economico per l’intera stagione, la volontà è quindi quella di vendere entro la fine dell’anno). Si arriva quindi al mese di ottobre. Dopo il primo successo, il cammino dei biancoazzurri in campionato si fa in salita, le sconfitte si susseguono e cresce il malumore dei tifosi e le perplessità nei confronti dei giocatori (considerando anche le cifre dei loro contratti). Il 15 ottobre rientra in gioco la cordata avellinese che acquista in toto la società da Andrisani: Lamberti diventa il nuovo presidente del Matera Calcio. Il giornalista avellinese incassa subito una pesante vittoria con il TFN, il quale da ragione alle società di calcio riguardo il caso Finworld (scongiurati, almeno per il momento, gli 8 punti di penalizzazione e 350 mila euro di multa). Anche grazie al suo canale youtube, Lamberti denuncia altre stranezze riguardanti la situazione economica del club: accuse pesanti vengono rivolte al ds Volume (nel frattempo allontanato e sostituito dal nuovo ds Genovese, fratello del calciatore tesserato proprio per il Matera) ed in sede arrivano strane richieste di pagamento (alcune risalenti addirittura a molti anni addietro, i primissimi della gestione Columella) che fanno salire a dismisura il debito totale. Se da un lato la squadra recupera punti in campionato, dall’altro cresce la preoccupazione per quanto riguarda le finanze della società. La fotografia della situazione di caos è ben rappresentata da una richiesta di pagamento presentata dall’ex ds Volume, firmata (anche digitalmente) da due avvocati, uno dei quali Guglielmo Stendardo, fratello di Mariano, attuale capitano del Matera Calcio. Da questo episodio è nata una querelle tragicomica avente come protagonisti l’avvocato Stendardo ed il presidente Lamberti, con continui colpi di scena e smentite.

Siamo arrivati ad i giorni nostri. Nel mese di dicembre i calciatori, con il sostegno dell’AIC (Associazione Italiana Calciatori), minacciano e poi attuano lo sciopero. Nel comunicato diffuso si lamenta la mancata retribuzione degli stipendi a partire da settembre 2018, oltre che il mancato versamento dei contributi. Il presidente Lamberti smentisce in parte il comunicato, sostenendo di aver pagato i contributi (con F24) ma non risulta possibile pagare gli stipendi in quanto l’unico conto a disposizione del Matera Calcio ha una trentina di richieste di pignoramento (altre banche si rifiutano di aprire nuovi conti corrente). Nel corso di una conferenza stampa, Lamberti sottolinea come la precedente gestione (Columella) abbia creato terra bruciata attorno a se; i fornitori si rifiutano di lavorare per il club della città dei Sassi. La situazione non migliora nei giorni che precedono il Natale. A peggiorare le cose ci pensa la Corte Federale d’Appello che annulla la sentenza del Tribunale Federale e fa ripiombare le società di serie C (tra cui il Matera) nell’incubo Finworld. Club nuovamente a rischio pesante penalizzazione e multa. Il giorno di Santo Stefano, contro la Reggina scende in campo la beretti, così come in trasferta a Rieti; i giovani ragazzi allenati da mister Danza onorano la maglia biancoazzurra, pur incassando due pesanti sconfitte sul piano del punteggio (0-6 e 4-0). Chiaramente, come è facile immaginare, la situazione è tutt’altro che serena; in società continuano ad arrivare ingiunzioni di pagamento e deferimenti (quindi future penalizzazioni), la grana fideiussione rimane un’incognita, mentre figure discutibili vengono accostate al Matera Calcio. Parliamo di Alessandro Nuccilli, protagonista di esperienze non del tutto esaltanti a Foligno e Pavia (conosciuto anche a Siena, Agrigento e Taranto), prima confermato (anche se non ufficialmente) e successivamente, il 31 dicembre, smentito dalla società.

Tornando alle domande iniziali, cosa ci aspetta il 2019 sotto il profilo calcistico? Un miracolo che ci consentirà di tornare a parlare finalmente di rettangolo verde e pallone? Una luce di speranza per i tifosi biancoazzurri, così tanto demoralizzati e costretti da losche figure a subire umiliazioni in ambito nazionale? Oppure una fine lenta e dolorosa?
Domande a cui non possiamo e sappiamo dare una risposta, chi vivrà vedrà. Ma ciò che conta è che la storia, così come i nomi dei responsabili (ci teniamo a ripetere, non tutte le persone citate in questo articolo), rimanga scritta nella storia del Matera Calcio.
Siamo disponibili ad ascoltare le versioni dei diretti interessati, qualora siano stati commessi degli errori in questo articolo, sempre nell’interesse delle uniche vere vittime di questa situazione, ovvero i Tifosi.

4 Comments on Matera merita rispetto: l’anno nero del calcio materano

  1. Io piu’ che altro vorrei capire che gine ha fatto il presidente Lamberti e che intenzioni ha. Forse sarebbe il caso che consegnasse la squadra al primo cittadino, mi rendo conto che si e’ trovato in una situazione inimagginabile, procurata da quel farabutto di Columella e del suo entourage, pero’ non possiamo rimanere cosi’ con il cerino in mano.

  2. Avete dimenticato che il 10 ottobre 2018 la guardia di finanza ha sequestrato i libri contabili della società per capire se ci fosse collegamento tra il fallimento della Tradeco e fondi distratti o inerenti il Matera Calcio. C’è da chiedersi se Andrisani (che di bilanci dovrebbe capirne viste le numerose attività commerciali intraprese) a quale gioco stesso giocando quando si è proposto come Salvatore della patria. E non venisse a raccontare che l’ho fatto per amore verso la città! Ho l’abbonamento in gradinata insieme ad una trentina di amici. Dove sono finiti i soldi dei nostri abbonamenti visto che l’unico conto intestato alla società è vuoto per paura dei pignoramenti? Siamo stati presi in giro ancora una volta. Sarebbe stato più dignitoso staccare la spina piuttosto che assistere al l’agonia del moribondo. Evidentemente la carcassa aveva ancora un po’ di carne da spolpare vicino all”osso e gli avvoltoi ci si sono avventati sopra. Vergogna.

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